Ero uno studente universitario e facevo volantinaggio in una stradina di Milano. Alle tre del pomeriggio passò Mario Corso.
Non sono interista, ma la cosa non mi lasciò indifferente: tentai di dargli un volantino che annunciava l'inaugurazione di una discoteca.
Lui, per tutta risposta, mi prese a calci.
In un primo momento ipotizzai che la cortesia non fosse il suo forte, ma dopo qualche secondo fu grande il mio pentimento per averlo giudicato male. A pensarci bene, le pedate sul mio fondoschiena erano inconfondibili: in un'altra epoca, quando voleva eseguire la sua leggendaria punizione a foglia morta, Mariolino Corso calciava la palla esattamente così. Oggi, a distanza di tanti anni, ricordo con tenerezza il giorno in cui un fuoriclasse usò il mio corpo per la commovente rievocazione di un periodo magico che forse non tornerà più.
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Alberto Bauli
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