Ero al bar e bevevo una birra non filtrata per darmi un contegno da hipster. Ero pronto a chiudere la giornata così, senza ulteriori fatti. Ma qualcuno entrò nel bar e chiamò il mio nome. Era Bauli. "Che vuoi, Bauli?" chiesi con strafottenza per fargli capire che non ero dell'umore adatto, perché quel momento era per me qualcosa di sacro. Ma lui non comprese nulla. Aveva una questione urgente da sottopormi e tutto il resto non contava. Il seme del dubbio si era insinuato nella sua mente. Mi chiese: "Rispondi senza pensarci troppo. Panettone o Pandoro?". E io: "Panettone! Il pandoro è una noiosa montagna di zucchero che prosciuga la salivazione". E lui: "Sei un bastardo!". Poi fuggì via piangendo. Ci rimasi così male che scoppiai a ridere.
L'uomo che millanta incontri con personaggi famosi deceduti
mercoledì 12 agosto 2020
lunedì 6 luglio 2020
Ennio Morricone
Qualche anno fa riconobbi Ennio Morricone in un supermercato. Pensai: "Devo cogliere questa opportunità". Il giorno prima, con un semplice smartphone di quart'ordine, avevo ripreso la mia gatta impegnata nell'inseguimento di una pallina di carta stagnola. Il video, modestia a parte, era un capolavoro: c'era suspense, c'era ritmo, c'erano profondi significati, c'era una rilettura postmoderna della nostra epoca. Ma mancava qualcosa. Al supermercato fui colto da un'illuminazione: mancava la colonna sonora di Ennio Morricone. Mi avvicinai al maestro e gli mostrai il video. Alla fine chiesi con grande umiltà: "Può lavorarci su? Senza fretta, naturalmente. Non è una cosa urgente". E lui: "Ma fottiti".
mercoledì 1 luglio 2020
Georg Ratzinger
Georg Ratzinger tentò di convertirmi al cattolicesimo nel 2008, quando ci incontrammo per caso in un pub di Cologno Monzese.
Ma io gli dissi. "No, Georg, con me non attacca. La storia della trinità è davvero troppo cervellotica per i miei gusti. Sinceramente mi sento più vicino al satanismo".
A quel punto scoppiò a piangere.
Tutti gli avventori del pub si voltarono verso di lui perché non avevano mai visto nessuno singhiozzare in tedesco.
Cercai di tranquillizzarlo: "Stai calmo, Georg, vedrai che un giorno riuscirai a convertire qualcuno".
Ma lui era inconsolabile: "Sono un fallito. Mio fratello firma gli autografi e io faccio un buco nell'acqua dietro l'altro".
Tentai di distoglierlo dai pensieri negativi: "Georg, non pensare a quel crucco di Benedetto XVI, il secondo giro lo offro io".
Lui sorrise perché aveva davvero bisogno di ubriacarsi. Dimenticò persino di essere crucco almeno quanto suo fratello.
Ma io gli dissi. "No, Georg, con me non attacca. La storia della trinità è davvero troppo cervellotica per i miei gusti. Sinceramente mi sento più vicino al satanismo".
A quel punto scoppiò a piangere.
Tutti gli avventori del pub si voltarono verso di lui perché non avevano mai visto nessuno singhiozzare in tedesco.
Cercai di tranquillizzarlo: "Stai calmo, Georg, vedrai che un giorno riuscirai a convertire qualcuno".
Ma lui era inconsolabile: "Sono un fallito. Mio fratello firma gli autografi e io faccio un buco nell'acqua dietro l'altro".
Tentai di distoglierlo dai pensieri negativi: "Georg, non pensare a quel crucco di Benedetto XVI, il secondo giro lo offro io".
Lui sorrise perché aveva davvero bisogno di ubriacarsi. Dimenticò persino di essere crucco almeno quanto suo fratello.
lunedì 29 giugno 2020
John Belushi
Stavo passeggiando per le vie di una Chicago innevata quando John Belushi mi sfilò il portafoglio dalla tasca dei pantaloni.
Urlai "al ladro", ma nessuno intervenne.
Quella era la sua città e la gente lo adorava. Erano tutti dalla sua parte.
Urlai "al ladro", ma nessuno intervenne.
Quella era la sua città e la gente lo adorava. Erano tutti dalla sua parte.
Anch'io ero un suo fan, ma in quel portafoglio c'erano 50 fottuti dollari e non potevo dargliela vinta.
Mi gettai all'inseguimento di quel bastardo.
So che era convinto di seminarmi facilmente, ma aveva fatto male i suoi calcoli: anni di cocaina, alcol, Quaalude e anfetamine (per non parlare del consumo saltuario di eroina) non sono esattamente un toccasana per le prestazioni atletiche.
Gli stavo addosso, lo marcavo stretto, gli soffiavo il fiato sul collo.
Alla fine si ritrovò in un vicolo cieco.
Alla fine si ritrovò in un vicolo cieco.
Era in trappola.
"Ridammi ciò che mi appartiene" dissi con una voce stentorea che non ammetteva repliche.
Lui fece una faccia buffa nel tentativo di ottenere la mia clemenza, ma capi ben presto che ero un osso duro.
Con la gente come me non si scherza. Non quando ci sono in gioco 50 dollari.
Alla fine mi lanciò il portafoglio e indossò gli occhiali da sole per darsi un contegno.
"Toglimi una curiosità" dissi prima di andarmene. "Sei una star, non hai bisogno di soldi. Perché hai tentato di fottermi il portafoglio, Johnny".
"Non chiamarmi Johnny, odio quelli che mi chiamano Johnny".
"Perché l'hai fatto, Johnny?".
"Sai quanto costa la vita a Chicago?".
"Non ne ho la più pallida idea, Johnny".
"Lo immaginavo. Scommetto che nemmeno ti droghi".
Fu un colpo basso che francamente mi ferì.
Di sera fumai una canna, immerso in profonde riflessioni esistenziali.
"Non sarò mai come John Belushi" pensai.
Il vincitore morale quel giorno fu lui.
Mario Corso
Ero uno studente universitario e facevo volantinaggio in una stradina di Milano. Alle tre del pomeriggio passò Mario Corso.
Non sono interista, ma la cosa non mi lasciò indifferente: tentai di dargli un volantino che annunciava l'inaugurazione di una discoteca.
Lui, per tutta risposta, mi prese a calci.
In un primo momento ipotizzai che la cortesia non fosse il suo forte, ma dopo qualche secondo fu grande il mio pentimento per averlo giudicato male. A pensarci bene, le pedate sul mio fondoschiena erano inconfondibili: in un'altra epoca, quando voleva eseguire la sua leggendaria punizione a foglia morta, Mariolino Corso calciava la palla esattamente così. Oggi, a distanza di tanti anni, ricordo con tenerezza il giorno in cui un fuoriclasse usò il mio corpo per la commovente rievocazione di un periodo magico che forse non tornerà più.
Non sono interista, ma la cosa non mi lasciò indifferente: tentai di dargli un volantino che annunciava l'inaugurazione di una discoteca.
Lui, per tutta risposta, mi prese a calci.
In un primo momento ipotizzai che la cortesia non fosse il suo forte, ma dopo qualche secondo fu grande il mio pentimento per averlo giudicato male. A pensarci bene, le pedate sul mio fondoschiena erano inconfondibili: in un'altra epoca, quando voleva eseguire la sua leggendaria punizione a foglia morta, Mariolino Corso calciava la palla esattamente così. Oggi, a distanza di tanti anni, ricordo con tenerezza il giorno in cui un fuoriclasse usò il mio corpo per la commovente rievocazione di un periodo magico che forse non tornerà più.
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Alberto Bauli
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